Preservazione della fertilità nella chemo-radioterapia per il carcinoma rettale: un approccio combinato

19 Nov 2019 | Pubblicazioni

Mariani, S., Chiloiro, G., Villa, P., Meldolesi, E., Barbaro, B., Di Giorgio, A., … & Valentini, V. (2019). Fertility preservation in chemo-radiotherapy for rectal cancer: a combined approach. Clinical and Translational Radiation Oncology, 19, 77-79.
Di Giorgio, A., Abatini, C., Attalla, M. E. H., Vita, E., Vizzielli, G., Gallotta, V., … & Rotolo, S. (2019). From palliation to cure: PIPAC for peritoneal malignancies. Minerva medica, 110(4), 385-398.

Introduzione
Il carcinoma colorettale è una forma molto comune di cancro a livello mondiale, che colpisce un numero sempre crescente di giovani donne. Il trattamento standard per il carcinoma rettale localmente avanzato (LARC) può rappresentare una minaccia per la fertilità in queste pazienti.

Presentazione del caso
Presentiamo il caso di una giovane donna affetta da LARC che desiderava avere figli. Il trattamento proposto, secondo le linee guida, consisteva in una chemo-radioterapia neoadiuvante (CRT) seguita da chirurgia differita, con un alto rischio di amenorrea. È stato effettuato un counseling prima dell’inizio del trattamento, con l’obiettivo di preservare la fertilità attraverso la proposta di somministrazione di agonisti del GnRH, trasposizione ovarica e crioconservazione del tessuto ovarico, che la paziente ha accettato. Il trattamento è stato quindi portato a termine con successo. La paziente ha mantenuto cicli mestruali regolari prima della chirurgia.

Discussione
Il tessuto ovarico è molto sensibile alle radiazioni. La trasposizione dell’ovaio può prevenire l’insufficienza ovarica spostandolo fuori dal campo di irradiazione, mentre la crioconservazione del tessuto ovarico e il trapianto ortotopico offrono la possibilità di ripristinare la fertilità in caso di insufficienza d’organo. Sono state eseguite entrambe le tecniche. La somministrazione di analoghi del GnRH ha permesso di ridurre il rischio di citotossicità ovarica. Il piano di trattamento radioterapico è stato ottimizzato per minimizzare la dose agli organi a rischio (in particolare ovaie e vagina); la posizione dell’utero, anch’esso abbastanza radiosensibile, è stata monitorata tramite cone-beam CT (CBCT) giornaliera.

Conclusione
La strategia proposta è risultata sicura ed efficace, consentendo un trattamento radicale e la persistenza di cicli mestruali regolari. Sono necessari ulteriori studi.

 

sciencedirect.com

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